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Serramenti in PVC, tra primati di vendita e norme UNI a carico solo dei produttori italiani

Il “cortocircuito” innescato tra ente normatore nazionale e associazioni nazionali di settore sulla obbligatorietà (inesistente!) della UNI 7697:2015 si sta “scaricando” tutto sulle spalle delle imprese serramentistiche italiane in termini di minore competitivita di mercato rispetto alle finestre pronte per la posa provenienti dai Paesi Esteri. E se così è: a quali operatori del mercato giova il continuare a sostenerne l'obbligatorietà?

Anche l’ultimo studio UNICMI sull’andamento del mercato in Italia dei serramenti e delle facciate in metallo commentato sul numero di Aprile di “serramenti +design” riconosce il primato, in quantità, del PVC come materiale maggiormente utilizzato per i profili finestra. Ci sono voluti oltre 10 anni ma anche il mercato italiano del “prodotto finestra con profili in PVC” si è alla fine allineato al trend seguito da quello europeo seppure ad un livello “dominante” sensibilmente più basso. Il come, però, è un aspetto che indubbiamente merita più di una riflessione. A differenza di legno e metalli, la creazione di una serie di profili finestra in PVC richiede investimenti dedicati per la loro “produzione” di almeno 2 ordini di grandezza più elevati di quanto non sia necessario sostenere utilizzando altri materiali. E già il solo passare da un investimento “per la produzione” di 100.000 euro ad uno di 10 milioni di euro è un incontrovertibile indicatore di quanto siano diversi anche i problemi posti in termini di tempi di ammortamento, industrializzazione dei processi e necessità di mercato. Di qui quando parliamo della proposta di sistemi per l’assemblaggio/produzione di serramenti in PVC, il riferimento è praticamente sempre a grandi realtà industriali. Realtà prevalentemente di tipo multinazionale che hanno prioritariamente la necessità di “alimentare” le proprie linee di estrusione. Inevitabilmente si parla quindi di relazione quantità-valore e non viceversa. Quantità che in Europa ha trovato, e trova, giustificazione in termini di redditività nella standardizzazione. Effettivamente quando si sente dire in generale che negli altri Paesi UE “ le finestre sono tutte uguali” non si è poi molto lontani dal vero, per quanto diversi aspetti della “domanda estera” siano anche molto cambiati nel tempo. Standardizzazione – e allora poco interesse alla personalizzazione – che hanno negli anni favorito la diffusione nella UE dei sistemi in PVC, tanto da essere da decenni il materiale dominante sul mercato in termini di decine di milioni di unità finestre vendute. Ma in Italia non esiste la standardizzazione del vano finestra e vi è un’alta richiesta di personalizzazione. Cosa dunque ha spinto la diffusione dei sistemi in PVC tanto da raggiungere la leadership di mercato? Individuarlo unicamente nell’introduzione del bonus fiscale del 65% equivarrebbe a ragionare più da “struzzi” che da manager e analisti di mercato. Scelte strategiche, dimensioni d’impresa, piani di sviluppo, posizionamento di prodotto, organizzazione commerciali, capacità finanziarie, conoscenza del mercato di riferimento, politiche di marketing e di servizio. Sono tutti aspetti, sottovalutati, che anche elencati in ordine sparso stanno alla base di quel primato raggiunto dal PVC e non la detrazione del 65%. I dati ENEA ne certificano la sua maggiore diffusione nelle regioni italiane più “ricche” e non in quelle finanziariamente meno agiate. Eppure sempre stando ai dati, anche in queste realtà territoriali si è cercato di “vendere finestre” facendo leva sul prezzo. Ovvero sul parametro quantità-valore e non viceversa. Scelta che ha inevitabilmente finito con l’aprire un comodo varco ai produttori esteri di finestre in PVC per gli ampi spazio di crescita che il mercato italiano poteva ancora offrire. Di qui le iniziative di differenziazione personalizzante in corso in Italia, differenziazione che da due anni deve però scontare gli effetti di maggiori oneri provocato da “un cortocircuito” tutto italiano: quello di ritenere obbligatoria a livello Comunitario una norma italiana che interviene su una della caratteristiche fondamentali (la sicurezza) definite a livello UE per un prodotto sottoposto a regime di marcatura CE. Il riferimento è alla UNI 7697:2015 sulla quale è a più riprese intervenuto su “serramenti+design” il Prof. Avv. Antonio Oddo (avvocato cassazionista e docente Universitario) dettagliandone gli aspetti che ne inficiano qualunque assunzione di presunta obbligatorietà. Imposizione che se denunciata in ambito Comunitario da un produttore estero quale elemento di oggettivo ostacolo alla libera circolazione di un prodotto marcato CE potrebbe portare la Corte di Giustizia UE a condannare l’Italia così come già ripetutamente accaduto, in fatto di componenti per serramenti, alla Germania. Aldilà degli aspetti giuridici, di certo c’è  che lo “spacciare” per obbligatorio un requisito volontario per la scelta del vetro può arrivare ad incidere pesantemente sul costo di una finestra con profili in PVC e di altri materiali… Di una finestra prodotta in Italia perché il “cortocircuito” innescato tra ente normatore nazionale e associazioni nazionali di settore sulla presunta obbligatorietà della UNI 7697:2015 si sta “scaricando” tutto sulle spalle delle imprese serramentistiche italiane.  E se così è: a quali operatori del mercato giova il continuare a sostenerne l’obbligatorietà?

(Dan Vasile)

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