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Nasce Osservatorio Reti d’Impresa. Prima indagine su fabbisogno finanziario e credito

L'Osservatorio si propone di rafforzare la conoscenza delle aggregazioni e di monitorare l'andamento e i nuovi trend di un fenomeno che cerca di trovare un proprio spazio anche nella filiera serramentistica e che, complessivamente, conta quasi 5.000 realtà per oltre 30.700 imprese coinvolte su tutto il territorio nazionale
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Mettere a sistema dati, competenze e vision per rappresentare, a livello nazionale, il punto di riferimento sul fenomeno delle reti d’impresa. È questo l’obiettivo dell’Osservatorio sulle Reti d’Impresa nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia, InfoCamere e RetImpresa.

L’Osservatorio si propone di rafforzare la conoscenza delle aggregazioni e di monitorare l’andamento e i nuovi trend di un fenomeno che come riportato sul numero di ottobre di ”serramentri + design cerca di trovare un proprio spazio anche nella filiera serramentistica e che, complessivamente, conta quasi 5.000 realtà per oltre 30.700 imprese coinvolte su tutto il territorio nazionale.

Fenomeno che sta interessando sempre più ambiti strategici come la trasformazione digitale 4.0, l’innovazione, l’internazionalizzazione, la promozione territoriale fino all’economia circolare. Le attività di analisi definite dovrebbero portare all’elaborazione di un report annuale e alla realizzazione di specifiche indagini mirate, anche a supporto di auspicabili future azioni di policy finalizzate alla promozione dello strumento del contratto di rete e alla crescita organizzativa e dimensionale delle imprese, specie Pmi.

Per testare le potenzialità di uno strumento di analisi come l’Osservatorio, nell’aprile scorso RetImpresa ha lanciato nell’ambito del sistema associativo di Confindustria l’Indagine sul Fabbisogno Finanziario della Rete. L’Indagine ha l’intento di far emergere l’effettivo fabbisogno finanziario delle imprese in rete, facendo leva su esperienze ed esigenze concrete al fine di avviare iniziative mirate con i soggetti istituzionali, privati, accademici e del mondo finanziario.

All’Indagine hanno partecipato 38 compagini (reti e consorzi) che aggregano oltre 650 imprese di tutte le macroaree del Paese, rappresentative di diversi settori produttivi, dalla meccanica e auto-motive alla moda e arredo, dall’agroalimentare all’ICT, all’efficienza energetica e alla logistica, ecc.

Reti d’Impresa e operatori finanziari

I risultati emersi evidenziano, da un lato, che le imprese in rete percepiscono come ancora insufficiente l’attuale livello di sostegno offerto dal sistema finanziario; dall’altro, mostrano però un grande interesse delle reti a rafforzare la collaborazione con gli operatori finanziari attraverso un confronto più strutturato sugli strumenti già esistenti e su eventuali nuovi prodotti ritagliati sulle loro esigenze specifiche.

Infatti, l’81% delle reti dichiara di non aver mai ricevuto offerte di finanziamenti bancari dedicati. Quelle che invece le hanno ricevute, il 19%, dichiarano che i finanziamenti sono dedicati principalmente a internazionalizzazione (66%), mutui e leasing (33%) e innovazione (33%).

Gli ambiti di maggiore interesse per le imprese aggregate sono l’internazionalizzazione, la ricerca e innovazione, il supporto alla partecipazione a bandi di gara e il credito di filiera, mentre il gruppo CDP, con SACE e SIMEST, e gli istituti bancari sono i partner con cui rafforzare la collaborazione.

I finanziamenti per l’internazionalizzazione sono il prodotto verso cui è rivolto in misura prevalente l’interesse per le reti (75%). Seguono poi innovazione e ricerca (44%) e credito di filiera (31%). Infine, è ricorrente nelle risposte l’esigenza di introdurre il “rating di rete”, un meccanismo cioè che consenta di valutare nel suo complesso la qualità della rete e del programma comune di attività ai fini dell’accesso al credito e agli altri strumenti finanziari.

A conclusioni  simili è giunta anche l’indagine condotta sui contratti di rete dal Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Riguardo al tema del credito, nello specifico, si evidenzia come il rapporto con il sistema bancario resti difficile, nonostante uno degli obiettivi dell’aggregazione in rete sul fronte finanziario, oltre all’opportunità di utilizzare fondi agevolati, sia proprio la costruzione di un’interlocuzione più forte con le banche, con un conseguente miglioramento delle condizioni di accesso al credito.

Emerge poi come l’offerta di servizi dedicati da parte delle principali banche italiane in realtà resti oggi più potenziale che effettiva, nonostante il fatto che i contratti di rete possano rappresentare per il sistema creditizio un’opportunità commerciale e un beneficio in termini di contenimento dei rischi.

Reti d’Impresa. La mappa aggiornata dei contratti

All’inizio di ottobre, l’arcipelago delle imprese aderenti ad un contratto di rete contava 30.727 realtà sparse su tutto il territorio nazionale, nessuna provincia esclusa, riunite in 4.978 contratti.

Questa fotografia emerge dai dati ufficiali del Registro delle Imprese, elaborati da InfoCamere, che tiene conto sia delle reti contratto che delle reti soggetto. Tra i settori a maggiore vocazione per la collaborazione in rete, in termini assoluti il primato va all’agricoltura (con 5.647 imprese aderenti ad un contratto), seguita dal commercio (5.052) e dalle attività manifatturiere (4.939).

In termini relativi, a scegliere più di altri il contratto di rete sono le imprese della sanità, con 29 imprese in rete ogni mille del settore (a fronte di una media nazionale di 5 imprese in rete ogni mille esistenti). Seguono quelle operanti nella fornitura di acqua, reti fognarie e gestione dei rifiuti (18 in rete ogni mille), nelle attività professionali scientifiche e tecniche (9,4), nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività manifatturiere (entrambe con 8,7 imprese in rete ogni mille).

A livello regionale, il Lazio è la prima regione italiana per numero di imprese che hanno stipulato un contratto di rete (8.208), seguita da Lombardia (3.268), Veneto (2.306) e Campania (2.278). In termini relativi, i più attratti dai vantaggi della collaborazione sono gli imprenditori del Friuli-Venezia Giulia (con 13,5 imprese in rete ogni mille con sede in regione).

A seguire quelli di Lazio (12,5), Umbria (7,8) e Abruzzo (7,2). Tra le province, è Roma la capitale assoluta del fenomeno con 4.827 imprese firmatarie di un contratto di rete (il 15% del totale nazionale). A testimonianza del grande successo riscosso da questa formula nel Lazio, al secondo posto della classifica provinciale figura Viterbo, con 1.216 imprese in rete, seguita da Milano (1.140), Frosinone (1.035) e Salerno (924). Passando dai valori assoluti a quelli relativi, il Lazio colloca ben 4 province nei primi 4 posti: nell’ordine, Viterbo (32 imprese in rete ogni mille in provincia), Frosinone (21,5), Rieti (16) e Latina (15,3). A seguire Udine (14,2) e Gorizia (13,5). Delle quasi 5000 reti censite, il 48% è costituita in media da meno di quattro imprese, il 37% conta tra 4 e 9 imprese e il restante 15% annovera in media 10 o più imprese affiliate.

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