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Economia: shock energetico e tensioni globali potrebbero già portare alla recessione

Ad ipotizzarlo un nuovo studio divulgato da Confidustria nel quale vengono articolati 3 possibili scenari legati alla possibile evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Inoltre, secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nell’ipotesi in cui l’attuale struttura dei dazi venga confermata, le perdite per l’export italiano potrebbero superare i 16 miliardi di euro nel medio periodo.

Economia: shock energetico e tensioni globali potrebbero già portare alla recessioneSecondo quanto riportato dal Centro Studi Confindustria nel rapporto “Rapporto di Previsione – Primavera 2026” il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente può compromettere la crescita dell’economia italiana arrivando a determinare nello scenario peggiore, una riduzione del PIL a fronte di una previsione di crescita dello 0,5% nello scenario di base.

A incidere in modo determinante la guerra scatenata da USA e Israele nei confronti dell’Iran; conflitto che oramai coinvolge diversi Paesi del Golfo ed ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le forniture energetiche globali.

Come già segnalato in questo spazio, le tensioni commerciali alimentati da una politica USA quantomeno “ondivaga” dei dazi sono ora, sempre a causa degli USA, ulteriormente aggravate dagli effetti del conflitto in Medio Oriente che si trasmettono all’economia soprattutto attraverso il canale energetico.

Le tensioni sull’offerta e sulle rotte di approvvigionamento stanno, infatti, già incidendo sui prezzi e sulle aspettative, con ripercussioni dirette su inflazione, condizioni finanziarie e crescita.

In questo contesto, le simulazioni del Centro Studi Confindustria ha elaborato simulazioni che indicano aumenti molto significativi dei prezzi. Il petrolio potrebbe crescere fino al 90% e il gas del 50%, alimentando nuove pressioni inflattive e un conseguente irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Partendo da uno scenario base ancora positivo (seppur rivisto al ribasso) per la crescita del PIL nazionale indicate nel +0,5%, le simulazioni del Centro Studi evidenziano chiaramente i rischi in caso di prolungamento del conflitto con un impatto sul PIL che potrebbe diventare molto più rilevante.

In uno scenario intermedio, l’economia italiana entrerebbe in stagnazione nel 2026, mentre nello scenario peggiore il PIL potrebbe ridursi fino a -0,7%.

Da sottolineare come nella sezione dedicata all’analisi del commercio internazionale, il rapporto evidenzia come “si sia entrati in una fase di ridefinizione, segnata dal confronto tra Stati Uniti e Cina e dall’introduzione di nuove barriere tariffarie”.

Stando ai dati elaborati, lo scorso anno se da un lato è confortante rilevare come l’export italiano verso gli Stati Uniti abbia raggiunto i 70 miliardi di euro facendo quindi segnare un aumento anno/anno del +7,2%, dall’altro se si escludono i prodotti farmaceutici si registra una contrazione del 5,7%, segnale delle difficoltà che stanno emergendo in diversi settori manifatturieri.

Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nell’ipotesi in cui l’attuale struttura dei dazi venga confermata, le perdite per l’export italiano potrebbero superare i 16 miliardi di euro nel medio periodo.

Parallelamente, l’import italiano dalla Cina ha superato i 60 miliardi di euro nel 2025 (+16,4% sul 2024). La Cina è sempre più specializzata nei settori a medio-alta tecnologia, la cui quota sull’export cinese verso il resto del mondo è salita dal 28% al 42% negli ultimi cinque anni.

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