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Il serramento e l’orizzonte del 2020 tra passaggi di proprietà, nicchie e…Loculi

Il problema che si pone quest’anno è che il perdurante dello stato di crisi dell’edilizia, sommato alla crisi del sistema finanziario italiano, ostacola in maniera quasi insormontabile la possibilità di compensare la caduta del mercato italiano con le migliori prospettive offerte da altri Paesi in Europa e nel resto del Mondo. Nel caso delle proprietà italiane, la dimensione aziendale a volte ha permesso di salvare gli interessi del capitale, ma non quelli della filiera
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Sul numero di “serramenti + design” in distribuzione, numero al quale vi rimandiamo per la completa lettura dell’articolo, nella rubrica “il punto” viene sottolineato come negli ultimi 6 mesi Istat ha continuato a segnalare un progressivo miglioramento degli indicatori economici italiani con un’unica eccezione: il perdurante e consistente stato di sofferenza del comparto dell’edilizia e del suo indotto. Allo stato attuale la “fotografia” tracciata dall’istituto di statistica nazionale non consente di delineare un’immagine dettagliata dei segmenti di attività economica come frequentemente vengono percepiti dagli operatori economici. Non occorre però avere tale dettaglio per capire che la perdurante crisi nelle costruzioni, si riverberi sulla filiera del serramento non solo su aspetti quantitativi, ma anche e sempre più su aspetti qualitativi. Le cronache della stampa quotidiana segnalano con frequenza crisi e passaggi di proprietà. Le avvisaglie si sono viste a livello di installatori e serramentisti, ove il prodotto finito straniero pronto per la posa, ha scalzato sempre più la produzione locale. Il progressivo venire meno dei volumi di prodotto assorbiti dal mercato, accompagnato dall’aggressività della concorrenza estera, ha ridotto il peso dei centri decisionali italiani. Questo va inteso sia con riferimento ai dirigenti italiani di multinazionali estere storicamente presenti in Italia, sia con riferimento a imprenditori e dirigenti di imprese italiane attive tanto nel prodotto finito quanto nella sua componentistica. Il fenomeno ha interessato tutti i segmenti di mercato, imprese di tutte le dimensioni; praticamente ogni anello della catena del valore. Il problema che si pone quest’anno è che il perdurante dello stato di crisi dell’edilizia, sommato alla crisi del sistema finanziario italiano, ostacola in maniera quasi insormontabile la possibilità di compensare la caduta del mercato italiano con le migliori prospettive offerte da altri Paesi in Europa e nel resto del Mondo.

La dimensione conta poco

Nel caso delle proprietà italiane, la dimensione aziendale a volte ha permesso di salvare gli interessi del capitale, ma non quelli della filiera. Il subentro delle proprietà spesso ha comportato un aumento dell’incertezza, poiché fino a quando le imprese acquisite non sono state pienamente integrate nelle strategie dei gruppi acquirenti, le loro prospettive restano incerte. Come in molti altri comparti (tessile, abbigliamento, distribuzione, meccanica, elettronica,….) l’arrivo di nuove proprietà, soprattutto se di natura prevalentemente finanziaria, non sempre stabilizza o migliora la condizione delle imprese acquisite, tanto è vero che di alcune aziende produttrici italiane acquisite da alcuni noti gruppi finanziari è rimasto solo il brand; circola solo un marchio che spesso “etichetta” la produzione realizzata in altri Paesi. Le acquisizioni possono venir realizzate anche da soggetti industriali, che pur provenendo da sistemi Paese o segmenti di mercato più favorevoli rispetto all’Italia, non hanno migliori capacità competitive. Comprano sull’onda di un momento per loro finanziariamente felice, che magari non sono in grado di replicare. Specialmente se i sistemi di gestione replicano o introducono rigidità incompatibili con la variabilità del mercato come i tradizionali controlli di gestione (finanziaria, economica, di processo). La caduta dei giganti è un’opportunità per attori più piccoli, ma più fortunati e attenti. Spesso questi casi si trovano in ambiti che nelle precedenti logiche di mercato erano considerati nicchie, per la dimensione. Le nicchie però possono diventare segmenti. O all’opposto dei loculi. Nel qual caso diventano la tomba per le imprese che li occupano, poiché in Italia di fatto la rigidità e il crescente livello dei costi imposti dall’ambiente (gestione, finanziaria, amministrativa, fiscale, utenze di base,….) rischiano di rendere asfittiche le nicchie di valore minore….

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