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Unioncamere: la metà delle imprese individuali chiude a due anni dalla nascita

A livello settoriale nel quinquennio considerato il settore delle "Costruzioni" riescono a pesare più del dato medio nazionale collocandosi con il "suo" 38,4% (pari ad oltre 12.000 imprese chiuse) a subito dopo "Turismo" (43,5%) e "Servizi alle imprese" (40,1%)
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Solo 3 imprese individuali su 5 sopravvivono a cinque anni dalla nascita. Una chiusura su 2 avviene nei primi due anni di vita. Appena il 5% di chi “non ce la fa” si rimette in gioco rialzando le saracinesche.

È quanto emerge dalla fotografia messa a fuoco da Unioncamere e InfoCamere sull’universo di 235.985 imprese individuali nate nel 2014 delle quali il 37,4% pari a 88.184 hanno cessato l’attività entro il 30 giugno 2018 e, di queste, 48.377 entro il 2015. Ma sono molte le iniziative imprenditoriali che non superano il primo anno di età, solo nel 2014  sono nate e morte 20.538 imprese.

A livello settoriale nel quinquennio considerato il settore delle “Costruzioni” riescono a pesare più del dato medio nazionale collocandosi con il “suo” 38,4% (pari ad oltre 12.000 imprese chiuse) a subito dopo “Turismo” (43,5%) e “Servizi alle imprese” (40,1%)

A livello territoriale le imprese individuali più “resistenti” appaiono essere quelle lucane (30,5% non supera il primo quinquennio), seguite dalle sarde (30,7%) e dalle trentine (31,3%). L’emorragia è più forte, invece, tra i titolari dell’Emilia Romagna (40%), Toscana (39,9%) e Piemonte(39,5%).

 

Al Sud e nelle Isole si registra in media una percentuale inferiore di chiusure, forse perché qui più che altrove la via dell’impresa e del lavoro autonomo rappresenta spesso la sola prospettiva di sbocco occupazionale e di reddito a cui ci si aggrappa nonostante le difficoltà.

Nel Mezzogiorno, infatti, chi chiude quasi mai si rimette in proprio. Viceversa nelle regioni del Centro-Nord emerge una maggiore propensione a ritentare la carta dell’imprenditorialità, i più audaci sono i titolari della Valle D’Aosta (9,8%), Lombardia (8,2%) e Veneto (7,1%).

Se riferito all’apertura di imprese individuali da parte di stranieri la mortalità più elevata si registra tra quelle con un titolare cinese (il 47,7% ha chiuso l’attività entro i primi cinque anni). Seguono le realtà a guida indiana (44,1%) e rumena (42,3%).

Ma se sono in molti a scoraggiarsi e a rinunciare al sogno di mettersi in proprio, ancora una volta i titolari cinesi si smarcano dagli altri rimettendosi in gioco nel 15% dei casi (contro il 5% delle media). Più audaci di loro sono solo i pakistani che oltre ad essere tra i più resistenti (29,5% chiudono i battenti entro cinque anni contro la media di 37,4%) sono anche i più disposti a mettersi nuovamente alla prova (il 18,8% riapre i battenti).

 

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