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Costo rincaro energia, per le PMI potrebbe già arrivare a 10 miliardi di euro

A rilevarlo le prime stime elaborate da CGIA di Mestre."Se in Italia i costi energetici sono strutturalmente più alti della media europea, per le piccole imprese italiane il problema non può essere risolto solo con misure “tampone” - viene precisato nel comunicato -. Servono interventi di politica energetica strutturali, capaci di ridurre il differenziale di prezzo e stabilizzare i costi nel medio periodo."

Costo rincaro energia, per le PMI potrebbe già arrivare a 10 miliardi Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran potrebbe determinare un rincaro complessivo di costi di quasi 10 miliardi di euro in più rispetto al 2025. Impennata dei costi dovuto soprattutto l’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica.

Se gli attuali balzi dei costi di Gas e petrolio dovessero assumere una consistenza strutturale compresa tra il 13 ed il 14% ed in mancanza di un  efficace intervento “calmierante” del Governo, le aziende italiane potrebbero essere già costrette a sostenere nel 2026 un rincaro delle spese stimato in  7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e in 2,6 miliardi per il gas equivalenti ad un aumento del 13,5% sul 2025.

Costo rincaro energia, per le PMI potrebbe già arrivare a 10 miliardi

Stime che si basano su  ipotesi precise quali: consumi nel 2025-2026 in linea con gli ultimi disponibili (2024); prezzo medio annuo dell’energia elettrica pari a 150 euro per MWh; prezzo medio del gas a 50 euro, mantenendo quindi un rapporto di 3 a 1 tra elettricità e gas, in linea con quanto osservato mediamente nel triennio 2023-2025.

In proposito viene opportunamente precisato che alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran (venerdì 27 febbraio), il gas veniva scambiato a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro.

Nel giro di una sola settimana i prezzi sono balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere di poco e riprendere poi a salire; se la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse essere mantenuta si rischierebbe di innescare un vero shock energetico con conseguenze estremamente più  pesanti su bollette e costi dei noli marittimi più costosi.

Da qui il rischio di una nuova fiammata inflazionistica, capace di mettere in ulteriore  grave difficoltà famiglie e imprese.”Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità della crisi: più il confronto si prolunga, maggiore è il rischio di ulteriori rialzi. Va però ricordato che lo scenario attuale è molto diverso da quello vissuto quattro anni fa, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia” viene sottolineato nel comunicato.

Come la distribuzione sul territorio di popolazione e imprese suggerisce le realtà imprenditoriali più penalizzate dall’incremento delle bollette saranno quelle ubicate nelle regioni dove la presenza delle attività commerciali e produttive è più diffusa.

A cominciare dalla Lombardia che secondo le attuali stime sviluppate  dovrebbe registrare un aumento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro. Seguono l’Emilia Romagna con +1,2 miliardi, il Veneto con 1,1 miliardi, il Piemonte con 879 milioni e la Toscana con 670 milioni.

Costo rincaro energia, per le PMI potrebbe già arrivare a 10 miliardi

Se in Italia i costi energetici sono strutturalmente più alti della media europea, per le piccole imprese italiane il problema non può essere risolto solo con misure “tampone” – viene precisato nel comunicato -. Servono interventi di politica energetica strutturali, capaci di ridurre il differenziale di prezzo e stabilizzare i costi nel medio periodo. Una prima leva riguarda la composizione della bolletta.

Nel nostro Paese una quota rilevante del prezzo finale è formata da oneri di sistema, accise e Iva, che incidono proporzionalmente di più sui piccoli consumatori. L’ARERA ha più volte evidenziato come la componente fiscale pesi oltre la media UE.

Spostare parte di questi oneri sulla fiscalità generale – come già fatto temporaneamente durante la crisi 2022-2023 – renderebbe il costo dell’energia più aderente ai consumi effettivi, alleggerendo in particolare artigiani, negozi e microimprese.”

 

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