“Non siamo una somma di cantieri, ma un sistema industriale“: con queste parole Emanuele Ferraloro, presidente di Federcostruzioni, ha sintetizzato il quadro emerso dal Rapporto 2026 “Il Sistema delle costruzioni in Italia”, realizzato con Cresme e presentato durante il convegno inaugurale della 60ª edizione di SAIE, in corso a BolognaFiere fino al 10 ottobre.
Il Rapporto fotografa una filiera che nel 2025 ha consolidato i livelli raggiunti negli anni precedenti, pur in un contesto di progressiva normalizzazione dopo la fase espansiva sostenuta dagli incentivi fiscali. Il sistema italiano delle costruzioni vale 648,7 miliardi di euro e occupa 3,4 milioni di persone, pari al 14% degli occupati in Italia. Nel 2025 il valore complessivo della produzione è aumentato dello 0,9%, con una crescita di 5,7 miliardi rispetto al 2024, mentre gli addetti sono cresciuti del 3%. Tra il 2019 e il 2025, al netto dell’inflazione, la produzione complessiva della filiera è aumentata del 33,7%.
Un dato positivo arriva anche dai mercati internazionali. Nel 2025 le esportazioni della filiera hanno raggiunto 64,3 miliardi di euro, con un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Il saldo della bilancia commerciale è stato positivo per 34,7 miliardi, in crescita del 3,5%. Sono numeri che confermano il peso industriale del comparto e la sua capacità di mantenere una forte vocazione all’export.
A sostenere il mercato sono state soprattutto le opere pubbliche, cresciute del 21% nel 2025 fino a 96,6 miliardi di euro. Il comparto rappresenta ormai il 41,5% degli investimenti complessivi in costruzioni. La dinamica è legata in particolare all’accelerazione degli interventi previsti dal PNRR, agli investimenti ferroviari e alle opere realizzate dagli enti locali. Nel 2025 la spesa in conto capitale dei Comuni è aumentata del 15,3%, contribuendo alla tenuta della domanda pubblica.
Nel complesso, gli investimenti in costruzioni sono stati pari a 232,6 miliardi di euro. A fronte della crescita delle infrastrutture, il comparto abitativo mostra invece un arretramento significativo. Il residenziale è calato del 15,6%, con le nuove abitazioni a -5% e la manutenzione straordinaria residenziale a -18%. Il Rapporto evidenzia quindi una ricomposizione della domanda: diminuisce il peso degli interventi sulle abitazioni, dopo la forte espansione legata agli incentivi per la riqualificazione edilizia, mentre cresce quello delle infrastrutture e degli investimenti pubblici.
Per il 2026, Federcostruzioni indica un cambio di fase. Gli investimenti in costruzioni sono previsti in crescita del 5,6%, ancora sostenuti dalle opere pubbliche, per le quali è stimato un ulteriore aumento del 12%. È previsto anche un recupero della manutenzione straordinaria residenziale, pari al 3,5%, dopo il forte arretramento del biennio precedente. Restano invece negative le prospettive per le nuove abitazioni, a -4,5%, e per le nuove costruzioni non residenziali private, a -3%.
“La fine del PNRR non deve rappresentare la fine degli interventi sulle nostre reti infrastrutturali e sul nostro ambiente costruito“, ha dichiarato Ferraloro. Secondo il presidente di Federcostruzioni, piano casa, fondi europei e di coesione e investimenti delle grandi aziende pubbliche devono essere ricondotti a una strategia organica che coinvolga tutta la filiera: progettazione, materiali, impianti, edilizia e servizi innovativi.
Ferraloro ha richiamato anche la necessità di una politica industriale stabile e di medio-lungo periodo per il settore delle costruzioni, con incentivi certi nei tempi, nelle procedure e nella continuità. Tra le priorità indicate restano la rigenerazione e la riqualificazione del patrimonio edilizio, la revisione delle norme urbanistiche, la carenza di manodopera e il ricambio generazionale. L’obiettivo, ha spiegato, è superare una lettura frammentata del comparto e arrivare a una visione complessiva, sistemica e di filiera.
Il tema dell’abitare è stato uno dei punti centrali del convegno inaugurale. Felice Squitieri, commissario straordinario per il Piano Casa, ha ricordato che “la casa sta tornando a essere, in tutta Europa, una delle grandi questioni sociali del nostro tempo“. Secondo Squitieri, il Piano Casa punta ad aumentare l’offerta e a rimettere in circolo patrimonio inutilizzato, riconoscendo la casa come infrastruttura sociale e civile. La strada indicata è quella del recupero degli alloggi pubblici inutilizzabili, della rigenerazione del patrimonio esistente, della valorizzazione degli immobili pubblici improduttivi e dello sviluppo dell’edilizia sociale.
Anche Stefano Betti, vicepresidente Ance, ha richiamato la necessità di non perdere lo slancio maturato negli ultimi anni. “Serve un quadro di investimenti costante per riuscire a dare, lavorando insieme a tutta la filiera, le risposte che servono ai cittadini“, ha affermato. Tra i temi evidenziati rientrano l’aumento dell’offerta abitativa, il potenziamento del Piano Casa, la riqualificazione degli edifici più energivori e il rafforzamento della sicurezza sismica. Betti ha indicato inoltre l’adattamento delle infrastrutture, in particolare idriche ed energetiche, come una priorità legata alla crisi climatica e alla fragilità del territorio.
Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Matteo Lepore, sindaco di Bologna, Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Rosa Grimaldi, vicepresidente di BolognaFiere, Ivo Nardella, presidente Senaf e del gruppo Tecniche Nuove, e Lorenzo Bellicini, direttore Cresme, che ha presentato i dati del Rapporto Federcostruzioni. Presente in videocollegamento anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La 60ª edizione di SAIE riunisce a BolognaFiere 567 aziende espositrici, 68 associazioni partner, 235 convegni e 22 iniziative speciali, articolate su quattro saloni tematici. Al centro della manifestazione ci sono i principali temi che orientano oggi l’agenda del settore: il caro energia, il futuro degli incentivi oltre il PNRR, le politiche abitative, la rigenerazione del patrimonio costruito e il ruolo delle opere pubbliche nella crescita della filiera.
A chiudere il quadro è il richiamo al valore della competenza e del confronto tra operatori: “Quando migliaia di persone tornano a casa facendo meglio il proprio lavoro, migliora il Paese“, ha dichiarato Ivo Nardella, presidente Senaf e del gruppo Tecniche Nuove.




