nuove imprese

“Lavori di costruzione specializzati”: i giovani ne stanno rimpolpando le fila

Soprattutto specializzate nelle attività per le quali si evidenzia una carenza

La voglia/necessità di provarci resta forte nei giovani alle prese con la crisi. E quasi uno su 10 da gennaio a settembre ha scelto di mettersi in proprio aprendo un’attività nell’ambito dei “Lavori di costruzione specializzati” cominciando così a tamponarne la – a volte cronica se riferita alla posa di serramenti – carenza. Stando ai dati diffusi oggi a Genova da Unioncamere, su rilevazione condotta da InfoCamere, dall’inizio dell’anno risulterebbe essere un vero e proprio esercito di  “under 35” quello che ha deciso di tentare la carta di aprire la propria impresa. Delle quasi 300.000 attività nate tra l’inizio dell’anno e la fine di settembre, infatti, oltre 100.000 (il 33,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età. La “culla” di questa vitalità imprenditoriale è il Sud, dove ha sede il 38,5% delle nuove imprese giovanili, con quasi 40.000 attività aperte in nove mesi.  E come già accennato se si poteva dare per scontato che il settore in cui i giovani sembrano aver individuato le maggiori possibilità di successo rientrano in quelli del commercio (dove opera il 20,5% delle neo-imprese giovanili), subito dopo si colloca quello dei “Lavori di costruzione specializzati” (9,4%) settore nel quel ricordiamo rientrano gran parte di quelle attività specializzate che abbiamo più volte segnalato sulle pagine di approfondimento di “serramenti + design” essere quelle in cui vi è la maggiore difficoltà a trovare imprese (installatori, lattonieri, impiantisti, tecnici di cantiere, ecc). Orientamento implicitamente confermato dalla scarsa preferenza/convenienza degli “under 35” ad aprire una nuova generica attività di costruzione.  “C’è una generazione di giovani che non si rassegna a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro – ha dichiarato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello -, né si arrende al vento della protesta ma si rimbocca le maniche e guarda con coraggio al domani. Sono giovani che escono dal mondo della scuola ma anche, spesso per colpa della crisi, dal mondo del lavoro e che hanno trovato la forza di puntare su un’idea e sulle proprie competenze. A questi italiani dobbiamo intanto dire grazie per l’esempio che danno. Ma soprattutto dobbiamo creare le condizioni per aiutarli a realizzare il loro progetto di vita. I dati dicono che sono soprattutto micro e piccole imprese individuali, moltissime delle quali al Sud: due condizioni difficili per affermarsi. Per sostenerli abbiamo il dovere di dare loro un paese più moderno e quindi digitalizzato, più efficiente e perciò più credibile e capace di attrarre intelligenze e investimenti, più meritocratico e dunque più libero e rispettoso delle persone, capace di valorizzare le loro competenze nell’interesse di tutti.Nella scelta della forma giuridica per la loro impresa, i giovani hanno fatto meno uso della forme di capitali (preferite soltanto nel 15,6% dei casi, a fronte di una media complessiva del 20,9%), preferendo la più semplice forma di impresa individuale, adottata dal 76,8% delle nuove imprese “under 35”. Una spiegazione di questa minore propensione a “nascere” più strutturati viene ricondotta alla tipologia dell’attività economica scelta. Da un punto vista territoriale, la mappa dell’imprenditoria giovanile a fine settembre di quest’anno evidenzia un’incidenza di aziende di questo tipo relativamente più forte nelle province del Mezzogiorno, prima fra tutte la Calabria. La provincia a maggior incidenza di imprese giovanili sul totale (il 16,8%) è infatti Vibo Valentia, seguita da vicino da Crotone (16,6%) e da Reggio Calabria (quarta con il 16,1%). La prima provincia del centro è Frosinone (in 17ma posizione, con il 13,4%) mentre per trovare una provincia settentrionale bisogna scorrere la classifica fino alla 34ma posizione, occupata da Novara con l’11,3%. All’altro estremo della graduatoria, le province in cui le imprese guidate da giovani sono meno presenti sono Trieste (ultima con solo il 7,4%), seguita a pari merito da Pordenone e Bolzano (7,5%).