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“Sblocca Italia”: articolo 37 metterebbe a rischio la tutela del made in Italy

La modifica che si vorrebbe introdurre attraverso il decreto risulterebbe inoltre in contrasto con le convenzioni internazionali in materia di diritto d’autore, alle quali anche l’Italia ha aderito
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Mario Peserico- IndicamFederlegnoArredo e Indicam, l’istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione, hanno rilevato che il pacchetto di provvedimenti contenuti nel decreto “Sblocca Italia” messo a punto dal Governo introduce un provvedimento che – se approvato in via definitiva – spalancherebbe le porte alla copia libera delle opere di design e con pesantissime ripercussioni sul settore arredo-design. Così come formulato, infatti, l’articolo 37 consentirebbe la sola tutela dei disegni registrati, ma non riconoscerebbe il valore artistico delle opere di design e quindi la protezione attraverso il diritto d’autore.  “L’eccellenza italiana, frutto di capacità di innovazione, creatività ed originalità, che tutto il mondo ci riconosce, è costantemente sotto assedio da parte dei contraffattori”, hanno sottolineano Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, e Mario Peserico, presidente di Indicam (nell’immagine). “Ed è paradossale che in un provvedimento varato per sostenere le imprese sia inserito un articolo che in realtà le rende vulnerabili”. FederlegnoArredo e Indicam hanno inoltre osservato come il rischio di tale norma, non prevedendo la tutela tramite diritto d’autore, è di rendere l’Italia un luogo sicuro per la libera copia dei grandi oggetti di design, pregiudicando un sistema di valori strategici, ancor prima che economici, che invece andrebbero preservati. La modifica che si vorrebbe introdurre attraverso il decreto  risulterebbe inoltre in contrasto con le convenzioni internazionali in materia di diritto d’autore, alle quali anche l’Italia ha aderito. “Ci auguriamo che il Governo – hanno precisato Snaidero e Peserico – così sensibile al tema del Made in Italy, prenda sul serio le nostre osservazioni e operi affinché questo decreto rappresenti un reale strumento di progresso e di competitività. Se il nostro Paese non è in grado di tutelare i prodotti delle imprese italiane, come si può pretendere di promuovere l’eccellenza italiana nel mondo?”

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