
Il settore delle costruzioni si avvia ad un cambio di fase, a una nuova stagione che deve scontare l’eccezionale crescita dovuta ai superincentivi, al Pnrr e alla pandemia, aumento che ha ridestato l’attenzione alla casa spingendo il mercato immobiliare. Ma in questo cambio di fase, quali dimensioni avrà la contrazione? E in quali tempi si manifesterà? Sono queste alcune delle domande a cui, martedì scorso, il Cresme ha cercato di dare risposta presentando, online, i dati del 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale.
«La cosa più certa è l’incertezza – ha esordito Lorenzo Bellicini, direttore del centro ricerche romano -. Eppure le previsioni di aprile dei principali esperti di economia ufficiale del nostro Paese continuano a disegnare per i prossimi anni un settore delle costruzioni in crescita; così fa ad esempio Banca d’Italia, che prevede una nuova crescita del 1,3% nel 2027 e dello 0,7% nel 2028. Ma anche la nostra previsione presentata a dicembre, pur di segno negativo, ipotizzava una flessione contenuta nel 2027, -0,2%, per poi scendere dell’-1,0% nel 2028 e del -3,1% nel 2029. Ma questo scenario è ancora valido? Oppure, dato il peggioramento del quadro economico internazionale, la ripresa dell’inflazione, dei costi dei materiali, dei prezzi delle case, si va facendo più negativo? E ancora: sta succedendo qualcosa che non vediamo nel mercato delle costruzioni? Le previsioni sulla spesa per gli investimenti pubblici nei conti ufficiali del governo si tengono su livelli molto alti, anche nel 2027, nel 2028 e nel 2029, ma quante di queste risorse saranno per le costruzioni è da comprendere bene».
Ciò che preoccupa dall’esame dei dati del 40° Rapporto congiunturale è l’attuale dotazione di cassa dello Stato, necessaria per mantenere i programmi.
È vero che ci sarà un residuo del Pnrr da reimpiegare (pare 15 miliardi) e poi entro il 2029 – se il sistema sarà in grado di farcela – l’Italia dovrà cercare di attuare i programmi di spesa dei Fondi strutturali europei (dei 48 miliardi che l’Europa ci ha assegnato, oggi gli impegni superano appena i 14 miliardi e la spesa non supera i 6 miliardi, siamo in ritardo e quindi ci sono risorse da utilizzare), ma serve ricordare – sostiene il Cresme – che per attivarli serve il cofinanziamento nazionale (almeno altri 28 miliardi di euro da trovare).
Infine, c’è il tema delle opere strategiche. Dei 520 miliardi che rappresentano il costo delle opere strategiche del nostro Paese – di cui solo il 14% ultimato e quasi il 40% ancora da progettare – la copertura finanziaria è pari al 67%. Ma su questi obiettivi pesano i tempi di realizzazione e la continua crescita dei costi dei materiali, per cui quella copertura è già oggi insufficiente per fare quello che si intende fare.
I dati relativi al 2026 sono ancora positivi, ma mostrano i primi segnali di inversione.
Il 40° Rapporto Cresme mette in fila l’insieme degli elementi che definiscono le dinamiche di mercato e allo stesso tempo il quadro dei cambiamenti strutturali che nel settore stanno prendendo piede, provando a dare risposte alle principali domande oggi sul tappeto.


