Dopo decenni di fermo in materia di edilizia sociale abitativa, ieri il senato, con il voto di fiducia, ha definitivamente approvato il Piano Casa. Il decreto legge 66 del 2026 diventa così legge dello Stato.
Nella sostanza, il decreto rimane nella sua versione originaria, salvo alcuni aggiustamenti avvenuti nel passaggio alla Camera.
La filosofia poggia su tre elementi forti, tre pilastri. Che secondo le stime del governo dovrebbero attivare dieci miliardi di euro e realizzare 100mila alloggi in dieci anni.
Il primo asse della legge punta alle case popolari con circa 7 miliardi di euro, che derivano per 970 milioni da leggi di bilancio degli anni scorsi, 1,6 miliardi dal fondo sociale per il clima e 4,8 miliardi dai fondi per la rigenerazione urbana dei Comuni.
Il secondo pilastro punta all’housing sociale con 3,6 miliardi dal fondo Housing, soldi che verranno gestiti da Invimit, società che ha lo scopo di valorizzare e rigenerare il patrimonio pubblico.
La terza gamba del piano si basa sul coinvolgimento dei privati, che potranno essere coinvolti in operazioni a canone calmierato e prezzi di mercato.
Il Piano prevede poi una serie di semplificazioni, che potranno essere applicate in interventi consistenti superiori al miliardo di euro. La norma prevede anche che i costi di eventuali bonifiche potranno essere scomputati dagli oneri di urbanizzazione, mentre è prevista la velocizzazione dei tempi della Conferenza di servizio. Deroghe sono previste ai piani urbanistici comunali. La legge prevede anche premi di cubatura che potranno raggiungere il 35% in più rispetto all’esistente o alle previsioni di piano.
Non mancano i dubbi rispetto al provvedimento diventato da poco legge. Ad esempio sull’adesione degli operatori privati: la legge prevede che il 70% dell’importo complessivo dell’investimento di edilizia convenzionata dovrà andare nella direzione di canoni calmierati. Su questo punto analisti e costruttori nutrono perplessità.
Il Piano punta in particolare a interventi in città di grandi dimensioni come Milano, Roma, Genova, Firenze, Bologna e Napoli.
Molte critiche al Piano Casa del governo arrivano dalle associazioni degli inquilini, che obiettano che 970 milioni di euro stanziati in cinque anni non sono sufficienti a recuperare i 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi sfitti o inagibili. Secondo le stime dei sindacati gli alloggi oggi sfitti e inagibili sono in realtà 100 mila, a fronte di 350 mila famiglie iscritte in graduatoria.



