Secondo il 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale del Cresme, nel 2026 il valore della produzione nelle costruzioni, rispetto all’anno precedente, crescerà di oltre 19 miliardi di euro: da 301,4 a 320,6 miliardi di euro correnti, un + 6,3% (nel 2019 la produzione delle costruzioni era stimata in poco più di 181 miliardi).
Ciò che colpisce dalle previsioni del Cresme per l’anno in corso riguarda la dimensione raggiunta dagli investimenti in opere pubbliche: sommando gli investimenti nel nuovo e nella riqualificazione edilizia e le opere del genio civile, il valore sale a 93,3 miliardi di euro, 11 miliardi in più rispetto al 2025 (nel 2019 il valore era di 36 miliardi).
Le opere pubbliche sono diventate il principale mercato delle costruzioni.
La seconda voce più importante delle costruzioni diventa la manutenzione straordinaria: nel 2025 i miliardi erano stati 84,8, 118,6 nel 2022 e 53,9 nel 2019. Pur avendo corretto i picchi dei superbonus degli scorsi anni, questo comparto di attività mantiene tutta la sua importanza.
Il comparto dell’edilizia non residenziale privata supera nel 2026 i 48 miliardi di euro (17 di nuove costruzioni, 31 di manutenzione straordinaria). Un settore in crescita, articolato in diverse tipologie, con diverse attività emergenti, quali la realizzazione di data center. In Italia se ne contano 170 attivi. Nel triennio 2023-2025 sono stati investiti 10 miliardi di euro; tra il 2026 e il 2028, secondo i dati diffusi dal Politecnico di Milano, è prevista la costruzione di 83 data center per un investimento stimato in oltre 25 miliardi.
Gli investimenti in nuove abitazioni nel 2026 toccano quota 22,4 miliardi di euro (erano 21,9 nel 2025; nel 2019 erano pari a 16 miliardi). Si tratta di un comparto produttivo ridimensionato da tempo, alle prese oggi da un grande dibattito, generato da una domanda che non trova risposta per due ordini di motivi: la nuova produzione non ha compensato la crescita del numero delle famiglie; i costi di produzione non consentono la produzione di abitazioni a carattere sociale.
Per quanto riguarda infine la manutenzione ordinaria del patrimonio edilizio e delle infrastrutture esistenti, secondo le stime del Cresme, nel 2026 questo comparto vale 55,7 miliardi di euro. Un mercato che tendenzialmente e moderatamente è sempre in crescita.




