Iperammortamento 2026, siamo in dirittura d’arrivo

Quando ad ottobre 2025 se ne è iniziato a parlare, le opinioni sono state discordanti. In molti hanno subito rimpianto il credito d’imposta, guardando con sospetto al nuovo strumento che sarebbe stato ufficializzato, di lì a poco, con la Legge 199/2025. Una vecchia conoscenza, per la comunità imprenditoriale, messo da parte con Legge di Bilancio del dicembre 2019 (Legge n. 160/2019), che introduceva una forma diversa di agevolazione per gli investimenti in beni strumentali: il credito d’imposta. E mentre a gennaio 2020 quest’ultimo si preparava a vivere il suo periodo d’oro (fino a fine 2025), l’iperammortamento veniva relegato in un angolo, per poi tornare prepotentemente lo scorso gennaio. In questi anni, il credito ha indubbiamente avuto una valenza strategica, ma i tempi sono cambiati e il momento storico economico richiede alle imprese un impegno maggiore, allontanandole dalla logica del totale assistenzialismo statale. È così che gli incentivi diventano una spinta collaterale, e non un traino per gli investimenti. In questo contesto, quindi, l’iperammortamento appare la misura perfetta per premiare l’innovazione. E così, tra critiche e plausi, la decisione governativa è stata insindacabile. Tuttavia, è stata necessaria una correzione in fieri, relativamente al luogo di produzione del bene oggetto dell’investimento, il cosiddetto vincolo del Made in UE – che ha destato perplessità sin dall’inizio, anche se qualcuno ne ha apprezzato la portata. Sono infatti emersi diversi problemi, di seguito alla restrizione della platea di beni strumentali agevolati, al solo territorio europeo. Nel mese di febbraio 2026 il MEF, con un primo annuncio, ha reso nota l’intenzione di rimuovere il vincolo. Il successivo 12 marzo, sul portale del Ministero, è stato pubblicato un comunicato stampa che faceva riferimento a una futura “soppressione della disposizione che limita il beneficio ai soli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo”.
Trattandosi di una modifica a una norma primaria, non sarebbe bastato un semplice decreto ministeriale: serviva uno strumento al pari della Legge di Bilancio, come un Decreto-legge del Consiglio dei ministri.  E così è stato: il Decreto fiscale (DL 38/2026) del 27 marzo 2026 ha soppresso la previsione del Made in UE, sicché le imprese potranno accedere al beneficio dell’iperammortamento indipendentemente dall’origine del bene acquistato.
Ora, però, resta l’ultimo tassello del complesso puzzle, ovvero il decreto attuativo, senza il quale l’agevolazione non può operativamente partire.
(Mariana Capasso)

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