economia

Cresce a giugno la fiducia di imprese e consumatori. Incertezza su esportazioni e prezzi

Tra le imprese del comparto costruzioni dopo molti trimestri si è rilevato il concomitante miglioramento dei i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione e delle attese sull’occupazione

Fiducia istat giugno 1Dopo la pausa rilevata a maggio, torna a crescere  tra imprese e consumatori il clima di  fiducia sull’andamento della situazione economica del Paese sia nel breve che nel medio periodo. Indicazione molto significativa comunicata stamane da ISTAT nel suo consueto flash. A giugno infatti i giudizi dei consumatori sulla situazione economica del Paese risultano essere in sensibile miglioramento rispetto a maggio per effetto dell’aumento del 2,1% della quota di coloro che giudicano la situazione economica italiana “migliorata” e dalla concomitante diminuzione (-1,8%) di quanti viceversa l’hanno indicata come “molto peggiorata”. Anche le attese sulla situazione economica del Paese aumentano (a 10 da 2) per la crescita della quota di consumatori che si attendono un miglioramento della situazione deciso (al 5,3% dal 3,2%) o lieve (al 39,4% dal 38,1%). E risultano essere in miglioramento – seppure molto lievemente – pure le attese di una prossima diminuzione della disoccupazione. Fiducia istat giugno 2Contestualmente sale a 104,3 da 101,8 di maggio l’indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane coinvolgendo tutti i settori compreso quello delle costruzioni (a 119,7 da 111,8). Fiducia istat giugno 3Miglioramento che per la prima volta dopo molti trimestri coinvolge sia i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (a -33 da -37) sia le attese sull’occupazione (a -9 da -16). Incertezza invece si rileva tra le imprese manifatturiere riguardo l’andamento nei prossimi mesi delle esportazioni  Tornando ai consumatori, le famiglie sembrano essere cautamente più ottimiste sull’evoluzione della loro situazione per quanto numericamente ancora minoritare. Migliora infine pure il giudizio sull’opportunità attuale di acquisto di beni durevoli (-54 da -63), per la diminuzione della quota di coloro che ritengono di poter spendere molto meno per questi beni (al 49,4% dal 52,7%), mentre peggiorano le intenzioni future (a -83 da -76) perché sale al 38,2% dal 35,2% la quota di coloro che si attendono di spendere “molto meno” in futuro per questi acquisti.

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