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Ecobonus e Sismabonus, per “incentivare” la detrazione si favoriscono le grandi aziende

Anche se riferito al singolo intervento individuale, per certo già ora è evidente che a poter offrire l'opzione dello sconto anticipato non saranno né le piccole e “medie” imprese serramentistiche, né le piccole e media imprese edili, né le piccole medie imprese impiantistiche
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Se saranno rispettati i tempi indicati al comma 3 dell’art. 10 del testo del “Decreto Crescita” pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 30 aprile solo a a fine luglio sapremo (forse) con quali “modalità attuative” chi effettua interventi di efficientamento energetico e di miglioramento sismico potrà optare per un contributo di pari importo delle detrazioni spettanti (che possono arrivare fino all’85%) sotto forma di sconto sulla spesa degli interventi concordata con il fornitore che effettuerà i lavori.

Fornitore che potrà recuperare, in 5 rate annuali di pari importo, quanto “scontato” in anticipo come credito d’imposta che potrà utilizzare solo in compensazione fiscale.

Anche se riferito al singolo intervento individuale, per una questione di “capienza” già ora è evidente che a poter offrire sistematicamente tale opzione non saranno né le piccole e “medie” imprese serramentistiche, né le piccole e media imprese edili, né le piccole medie imprese impiantistiche.

Se poi ci si riferisce ai condomini, queste imprese anche se all’interno di una rete difficilmente potranno avere capienza sufficiente ad ammortizzare i crediti fiscali trasferiti se non per un ridottissimo numero di lavori. Lo stesso inevitabilmente accadrà per la maggioranza delle Esco a meno che non vengano “assorbite” dalle grandi società che operano nel settore dell’energia.

Singolare in proposito rilevare come proprio in questi ultimi mesi società quali Enel, ENI e Snam (per citare le più note) sono già direttamente attive o si promettono di esserlo entro l’anno nel settore della riqualificazione energetica.

Grandi multinazionali che guarda sempre il caso hanno in questi mesi complessivamente emesso “green bond” – ovvero titoli “verdi” di debito – per miliardi di euro. Ad esse si stanno progressivamente affiancando le maggiori società di distribuzione territoriale.

Obbiettivo: cercare di “spartirsi” un business che se riferito alla sola riqualificazione energetica dei condomini si stima valere oltre 200 miliardi di Euro.

Nella relazione illustrativa all’articolo 10 anticipata in bozza, si legge che l’obiettivo è quello di : “…incentivare la realizzazione di interventi di efficientamento energetico e di prevenzione del rischio sismico, superando alcune criticità operative riscontrate nel funzionamento dello strumento della detrazione fiscale” mentre in termini finanziari si: “…ipotizza che l’emendamento determini un incremento pari all’1% delle spese annue sostenute per gli interventi in oggetto e si ipotizza che un ulteriore 1% sia relativo alle spese agevolate dalla legislazione vigente.”

In pratica, si è deciso di introdurre una disposizione che dovrebbe favorire il ricorso agli incentivi attraverso una misura che si stima produca un impatto finanziario annuo che rientra nell’ordine della decina di milioni di euro. E per ottenere tale, e ben magro, risultano si introduce (si spera in buona fede) una variabile che determina una evidente distorsione del mercato la cui dinamica potrebbero portare nei prossimi mesi ad un progressivo blocco.

Infatti, se vero è che lo sconto anticipato in luogo della detrazione spettante è una possibilità che va ad aggiungersi a quelle già esistenti, altrettanto vero è che le società oggettivamente in grado di sfruttarla appartengono pure al settore energetico, e sono quindi anche oggettivamente le uniche in grado di attivare campagne di “sensibilizzazione” sia collettive che “individuali” perché già in possesso di database profilati di clientela suddivisi per singolo condominio.

Di qui,  se l’opzione dello sconto in luogo della detrazione può avere forse effetti marginali sull’effettuazione dei singoli interventi, per quelli condominiali sicuramente si prospettano le condizioni per un progressivo blocco nel breve termine ed – estremizzando – un successivo anomalo assoggettamento del mercato della riqualificazione, e delle imprese che ne effettuano gli interventi, ai “desiderata” di poche grandi società di “investimento”.

Se non vogliamo che un simile scenario possa effettivamente concretizzarsi uniamoci ad ANCE, CNA, Confartigianato, FINCO, ed alle altre associazioni  nel chiedere al Parlamento l’introduzione di correttivi e/o modifiche in fase di conversione.

 

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