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Bonus fiscali “tesoretto “da 137 miliardi. Solo poco più di 2 derivano dagli Ecobonus

Uno studio condotto da CGIA di Mestre pone sotto la lente il “tesoretto” costituito dai bonus fiscali ai quali spesso si fa riferimento per ricavare almeno una parte dei 23 miliardi necessaria ad evitare l’aumento dell’IVA nel 2020
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Tesoretto BonusMentre si moltiplicano le indiscrezioni sulle modalità attraverso le quali il Governo potrebbe disinnescare le clausole di salvaguardia che dal prossimo anno porteranno all’aumento dell’IVA, uno studio condotto da CGIA di Mestre pone sotto la lente il “tesoretto” costituito dai bonus fiscali ai quali spesso si fa riferimento affinché vengano rimodulati per ricavare almeno una parte dei 23 miliardi necessaria ad evitare l’aumento dell’IVA.

Sgravi fiscali che ricordiamo sono costituiti dalle esistenti detrazioni, deduzioni fiscali, crediti di imposta e cedolari secche la cui dimensione economica annua viene indicata ammontare a 137,6 miliardi di euro.

Dimensione indubbiamente rilevante alla quale ben poco contribuiscono le detrazioni relative agli Ecobonus: poco più di 2 miliardi di euro.

Tra bonus fiscali ed evasione –  ha spiegato in proposito Paolo Zabeo coordinatore l’Ufficio studi CGIA di Mestre  – il Governo dispone, potenzialmente, di un tesoretto che sfiora i 250 miliardi da cui si potrebbero reperire, ad esempio, i 23 miliardi necessari per evitare l’aumento dell’IVA.

E’ altre sì vero che i risultati dalla lotta all’evasione sono ancora molto contenuti e difficilmente entro la fine dell’anno potranno essere recuperate cifre importanti. Ma dalla razionalizzazione degli sgravi, invece, è possibile conseguire un risparmio di spesa significativo per sterilizzare il ritocco all’insù dell’IVA. Disboscare questa giungla di misure agevolative è un obbligo morale e un atto di giustizia sociale.

Prime 20 “voci” di bonus pesano oltre 20 miliardi

Concentrando l’attenzione solo sulle misure strettamente riconducibili alla voce “tax expenditures”, di queste 513 agevolazioni, le prime 20 incidono sul totale della spesa (pari a 46,1 miliardi all’anno) per il 75,5%. Ciò vuol dire che la spesa per questo pacchetto di interventi agevolativi è fortemente concentrato su poche ”voci”.

Stando alle elaborazioni effettuate la prima di queste “voci è il “bonus Renzi” che interessa oltre 11 milioni di lavoratori dipendenti con un livello retributivo medio-basso e costa allo Stato quasi 9,4 miliardi all’anno. La seconda misura è la detrazione al 50 per cento delle spese per il recupero edilizio che grava sulle casse pubbliche per 6,8 miliardi di euro. In terza posizione, invece, i proprietari di prima casa la cui rendita catastale non rientra nell’imponibile Irpef.

Questi contribuenti beneficiano di uno “sconto” fiscale di 3,6 miliardi di euro. Se, infine, misuriamo le agevolazioni fiscali per settore economico, notiamo che al comparto casa e all’assetto urbanistico le agevolazioni nel 2019 ammontano a 20,4 miliardi di euro. Seguono le politiche per il lavoro con 14,4 miliardi, la tutela della salute con 4,6 miliardi e la competitività e lo sviluppo delle imprese con 4,5 miliardi di euro.

Rimane “rebus” sussidi consumo/produzione idrocarburi

Da parte nostra ricordiamo anche la perdurante esistenza di sussidi diretti e indiretti al consumo o alla produzione di idrocarburi. Contributi che secondo le ultime stime di Legambiente risultano ammontare ad oltre 18 miliardi di euro.

L’associazione segnala in proposito anche che “In Italia, con la pubblicazione del ministero dell’Ambiente nel 2016 del Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e favorevoli, i sussidi alle fonti fossili sono entrati nella rendicontazione nazionale; il catalogo, però, è fermo al 2017 nonostante ne sia stato previsto l’aggiornamento entro il 30 giugno di ogni anno…

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