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Prima stima dal Parlamento sull’andamento delle detrazioni edilizie

Sulla base delle dinamiche registrate nei primi otto mesi del 2019 le previsioni per la chiusura d’anno indicano un volume di spesa complessivo attivato dagli incentivi (ecobonus e ristrutturazione) superiore di quasi 600 milioni ai livelli del 2018
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A Legge di Bilancio 2020 in corso, come la logica vuole per ricavare indicazione più precise sul prevedibile impatto che le misure definite avranno sullo sviluppo del mercato serramentistico occorrerà aspettare le circolari esplicative dell’Agenzia delle Entrate sia sul Bonus Facciate che sulla modifica dello sconto in fattura ed almeno un trimestre di attuazione delle misure.

Tuttavia, una prima e molto interessante valutazione generale sul suo possibile “impatto” la fornisce l’aggiornamento del Dossier “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione” elaborato lo scorso dicembre dai Servizi Studi la Camera dei Deputati con la consueta collaborazione di Cresme.

19,5 milioni di interventi in 11 anni

Documento di aggiornamento dal quale emerge che gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e la riqualificazione energetica hanno interessato negli 11 anni di applicazione (dal 1998 al 2019), 19,5 milioni di interventi.

Quantità che si stima siano pressoché interamente riferibili ad interventi di riqualificazione/ristrutturazione effettuati nelle abitazioni, equivale ad oltre il 62 % delle 31,2 milioni di abitazioni stimate da ISTAT.

Allargando ulteriormente lo scenario ai 20 anni di introduzione di incentivi fiscali (ricordiamo che inizialmente riguardavano le sole ristrutturazioni) gli investimenti attivato risultano ammontare a poco meno di 322 miliardi di euro. Tornando alla situazione contingente, il dato a consuntivo relativo al 2018 indica un volume di investimenti pari a 28,4 miliardi di euro innescati dagli incentivi. Valore complessivo riconducibili a 3.331 milioni di euro per la riqualificazione energetica e a 25.156 milioni di euro per il recupero edilizio.

Sulla base delle dinamiche registrate nei primi otto mesi del 2019 le previsioni per la chiusura d’anno indicano un volume di spesa complessivo superiore di quasi 600 milioni ai livelli del 2018 (e pari ad oltre 28,9 miliardi di euro), imputabili per 3.250 milioni agli interventi di riqualificazione energetica (confermando quindi un trend di lieve calo) e per 25.713 milioni al recupero edilizio. Recupero edilizio il cui rafforzamento del trend di crescita deve gran parte della sua origine all’avvenuta riduzione al 50% delle detrazioni previste per i serramenti.

Come andiamo sostenendo, numeri alla mano, da oltre 2 anni la riduzione dal 65 al 50% del beneficio fiscale previsto per i serramenti ha reso la “ristrutturazione” più favorevole per gli operatori rispetto a quanto previsto dalle misure definite per l’accesso alla riqualificazione energetica (nessuna pratica da inviare ad ENEA) e per la quale non è prevista l’opzione dello sconto in fattura all’acquirente di quanto spettante in detrazione.

Pur con queste doverose puntualizzazioni, i dati complessivi del 2018 e del 2019 oggettivamente confermano che la “leva” degli incentivi ha attivato e continua ad attivare significativi volumi di investimenti, e forse comincia a dare anche qualche risultato sensibile in valore la progressiva introduzione di nuove misure per incentivarne l’interesse presso i condomini.

L’analisi territoriale, svolta sulla base dei dati regionali relativi agli importi dei lavori portati in detrazione nelle dichiarazioni dei redditi, ribadisce lo “storico” il maggior ricorso agli incentivi da parte delle regioni del Nord-Ovest sia per quanto riguarda gli interventi finalizzati alla riqualificazione energetica (42% del totale nazionale) sia di quelli relativi agli interventi di recupero edilizio (38% del totale).

Seguono le regioni del Nord-Est (33% riqualificazione energetica; 28% ristrutturazione), quelle del Centro e a chiudere le regioni del Mezzogiorno ( sud + isole).

Significativamente sia nelle regioni del Centro che in quelle Mezzogiorno risultano essere prevalenti gli interventi di recupero edilizio (20% e 14% rispettivamente) rispetto a quelli definiti per la riqualificazione energetica (15% al Centro e 10% nel Mezzogiorno).  Inversione di tendenza sulla quale sarebbe opportuno quantomeno riflettere.

In relazione a numero di abitazioni presenti in ciascuna regione, il Trentino-Alto Adige si conferma essere quella che registra il maggior valore di detrazione richiesto negli anni (2.852 euro); seguono l’Emilia–Romagna (2.105 euro per abitazione), Lombardia (2.072 euro), Friuli Venezia Giulia e Veneto (1.789 euro) e Piemonte (1.756).

A chiudere la “classifica” le regioni del Mezzogiorno.  Con 287 euro per abitazione la Calabria si colloca all’ultimo posto con 287 euro per abitazione; in Sicilia si raggiungono i 385 mentre in Campania ci si attesta a 521 euro.

Rimandovi  alla lettura di “serramenti design e componenti” per ulteriori e successivi approfondimenti tematici che avranno come spunto anche i tanti dati consolidati e stimati contenuti nel documento, l’aspetto di indirizzo prevalente riguarda la stima dell’impatto economico articolata nel Dossier utilizzando il procedimento di stima per l’intera durata degli incentivi fiscali in termini di defiscalizzazione. Ovvero: dal 1998 al 2029.

Sulla base del complesso modello di analisi sviluppato, a livello meramente contabile per lo Stato si stima la produzione di un saldo negativo complessivo di 29,8 miliardi di euro, pari a meno di 1,35 miliardi di euro medi annui (considerando solo i ventidue anni di vigenza della normativa riguardante le misure di defiscalizzazione dal 1998 al 2019), saldo che si ridurrebbe immediatamente a  0,930 milioni /anno  considerando i trentadue anni in cui si dispiegano i flussi di cassa negativi e positivi generati dalla defiscalizzazione degli investimenti in ristrutturazione (22 anni di investimenti e 10 residui di flussi di cassa negativi fino ad esaurimento dei crediti portati in detrazione).

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