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    Covid 19 e serramenti italiani

    Le imprese italiane del serramento attuali o quelle redivive hanno la possibilità di prendere decisioni di strategia industriale che finora sono state rimandate, al traino di una banale quotidianità amministrativa che prometteva solo una progressiva selezione senza risposte adeguate alla concorrenza estera

    La pandemia da nuovo coronavirus è tuttora in corso. La prima ondata infettiva, nonostante i tentativi per gestirla dei diversi stati nel Mondo, si sta ancora dispiegando. Non è chiaro cosa ci riserva l’autunno 2019.

    I primi effetti appaiono distruttivi sul piano sanitario e sul piano economico. Per quanto riguarda il primo aspetto è ancora da definire poiché le statistiche ufficiali attuali non sono attendibili. A livello internazionale, come a livello nazionale.

    Il danno sul piano economico è invece molto più chiaro sia a livello internazionale, che a livello nazionale. Per tutti i mercati e settori industriali. Chiaro nel fatto che ci sia. Non chiaro sulla dimensione e sulle sue conseguenze nel dettaglio.  A livello internazionale e nazionale.

    Le complessità delle conseguenze possibili sono troppe per poter essere trattate nel dettaglio in questa occasione e sede. Certo è che le norme di igiene, in particolare quelle sui luoghi di lavoro cambiano l’operatività nelle imprese, le relazioni tra le imprese e coi loro clienti.

    Questo fatto da solo destabilizza gli assetti di mercato.

    Nel caso italiano del serramento spiazza la competitività dei concorrenti stranieri, che vedono eroso il loro vantaggio logistico e anche di prezzo/costo. La ri-organizzazione interna ai luoghi di lavoro rende il lavoro meno produttivo quando sia stato basato su alta concentrazione di manodopera per metro quadro.

    Stimola ad una maggiore automazione dei processi, ma se questa non viene supportata da lotti di lavorazione omogenei sufficientemente alti, l’investimento tecnico non ha modo di dispiegare il suo vantaggio.

    Inoltre, l’applicazione dell’Intelligenza artificiale nei processi di automazione è ancora impegnativa finanziariamente nella stragrande maggioranza dei settori industriali. E nello scenario di pandemie o epidemie ricorrenti, il rischio di sottoutilizzazione del capitale investito cresce nella misura in cui mercati e lotti di lavorazione diventano sempre più piccoli.

    Pertanto le imprese italiane del serramento che apparivano inesorabilmente svantaggiate rispetto a concorrenti esteri come polacchi, romeni o turchi non sono destinate necessariamente a soccombere e nemmeno a rifugiarsi in nicchie di mercato. Né su scala nazionale, né su scala internazionale. Anche se il costo per unità di prodotto pure per i serramenti italiani  è destinato a crescere. Come lo è per tutti.

    Allo stato attuale tale condizione dipende molto dalle politiche nazionali di interpretazione dei vincoli sanitari posti dall’infezione: quando tenere aperte le attività economiche, quali, a quali condizioni, la sopravvivenza dei patogeni sugli oggetti,…Se l’Unione Europea adottasse politiche uniformi, così come i Paesi vicini, l’impatto sarebbe consistente.

    A breve per le imprese della filiera dei serramenti italiani e di tutte le altre filiere, le condizioni di sopravvivenza sono molto incerte, poiché le politiche nazionali di sostegno al sistema paese sono confuse, contraddittorie e competitive tra Paesi.

    La devastazione che ne seguirà, comunque lascia prefigurare politiche di sostegno alla rinascita delle iniziative imprenditoriali. Dunque .

    Queste risposte però vanne date. E le soluzioni possibili sono varie: per aree geografiche, per specializzazioni di materiali, …Ove l’uso di forme organizzative a rete, consortili o altro sono solo delle forme di transizione verso modalità più appropriate e sufficientemente dotate di orizzonti, di capitale e di organizzazione dell’operatività.

    (Luigi Liao)

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