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Serramenti e facciate. Confermata (sensibile) crescita vendite anche nel 2022

Diffusi da UNICMI i dati aggiornati sul mercato dell’involucro edilizio per il 2022 e le proiezioni per il 2023. Biennio che dopo un 2021 di crescita record anche per filiera serramentistica, dovrebbe chiudere il 2022 con una crescita sensibilmente ridimensionata, ma sempre ampiamente positiva. Qualche dubbio in più sull'andamento del mercato per il 2023 le cui stime già prevedevano ulteriori tagli

Presentato in live streaming dall’Unione Nazionale delle Industrie delle Costruzioni Metalliche, dell’Involucro dei serramenti (UNICMI) l’aggiornamento semestrale del Rapporto sul mercato dell’involucro edilizio 2022-2023.

Aggiornamento che presenta una singolare analogia di crescita delle difficoltà di analisi – non sfuggita al DG Pietro Gimelli – con quella avvenuta lo scorso marzo  che era stata caratterizzata proprio in fase di presentazione dei dati dall’intervenuta  imponderabilità delle variabili sugli effetti di mercato riconducibili all’invasione Russa dell’Ucraina.

Stavolta la variabile imprevedibile all’atto della stesura e presentazione dell’aggiornamento sono stati gli effetti sullo sviluppo del mercato associabili all’avvenuta “caduta” del Governo Draghi.

In comune le due presentazioni hanno l’ottimismo ragionato dei dati rilevati dallo studio sull’andamento in corso del mercato di serramenti e facciate presentati dal Prof. Carmine Garzia, responsabile scientifico dell’Ufficio studi UNICMI al quale Guido Farè  (presidente UNICMI ) ha dato la parola dopo i consueti saluti di rito.

Studio che, ricordiamo, dettaglia le previsioni di chiusura 2022 e articola le stime al 2023. Studio gratuitamente scaricabile dal sito windowmarket.

Biennio – il 2022-2023 – che ha come perimetro una scenario generale  nazionale in cui gli eventi bellici e le forti turbolenze sul mercato delle materie prime hanno comportato una radicale revisione delle previsioni di crescita generale e settoriale.

Come noto la crescita del PIL Italiano, è stata fortemente rivista per il 2022, si è passati dal +4,1% della fine del 2021 al +2,9% di luglio 2022, con una stima del tasso d’inflazione atteso al 7,4% nel 2022 (il dato più alto dal 1986), in gran parte generato dal forte aumento del costo dell’energia.

Incertezze su incentivi e PNRR

Scenario che unitamente alle difficoltà applicative riconducibili al  Superbonus  motiva un sensibile rallentamento della ripresa atteso per il settore delle costruzioni nel 2022 (+10,1%) e aggiunge ulteriori incertezze, provocate dalla caduta del Governo, all’aggiornamento delle stime per il 2023  che  indicano un tasso di ulteriore crescita degli investimenti del 6,1%.

Contesto indubbiamente complicato nel quale secondo l’aggiornamento UNICMI il mercato dei serramenti crescerà nel 2022 del’10,4% e del 6,2% nel 2023.

Dopo la chiusura di un eccezionale 2021, per il 2022 si conferma una crescita in linea con quanto abbiamo previsto nel report di marzo, che risente della forte incertezza dello scenario politico internazionale e delle forti turbolenze sul mercato delle materie prime e dei prodotti energetici – ha commentato il Prof. Carmine Garzia, responsabile scientifico dell’Ufficio studi UNICMI. -.

L’inflazione impatta direttamente sui consumi delle famiglie riducendo il reddito disponibile e costringe anche le imprese a rivedere la propria struttura di costi, sacrificando una parte della redditività operativa. Questo spiega perché la crescita domanda di serramenti e facciate sarà fortemente ridimensionata nel 2022 e nel 2023.

Il settore delle costruzioni e la relativa filiera avranno comunque performance di crescita superiori rispetto alla crescita generale dell’economia, ma il contributo pubblico sarà fondamentale per sostenere il settore, sia attraverso la conferma degli incentivi alle ristrutturazioni edili e alla sostituzione dei serramenti sia attraverso l’effettivo avvio degli investimenti previsti dal PNRR”.

Scendendo brevemente in dettaglio – e ricordando che lo studio è gratuitamente disponibile sul sito windowmarket -, nel segmento residenziale la domanda di serramenti dovrebbe crescere del 11% nel 2022 e del 6,6% del 2023,  dati comunque confortanti considerando l’evoluzione generale del contesto economico, benché “si tratta di una crescita generata, in buona parte, dall’aumento del costo delle materie prime”.

Mercato che per gli infissi continuerà ad essere positivamente sostenuto dagli  incentivi fiscali. Le stime diffuse indicano che la domanda di serramenti generata grazie ai diversi strumenti incentivanti attualmente in vigore (Ecobonus, Bonus Casa e Superbonus) risulta essere  stata di 2.176 milioni di Euro nel 2021, in aumento del 35% rispetto a 1,61 miliardi di Euro del 2020.

Incentivi ai quali secondo lo studio si deve circa l’85% della domanda di serramenti nel mercato residenziale e che nel 2022 dovrebbero assorbire serramenti per ben 2.437 milioni di Euro.

Valori più contenuti, ma sempre ampiamente positivi, anche quelli relativi all’andamento del mercato dei serramenti e delle facciate continue nel segmento non residenziale : +9,6% in dato indicato per 2022 e + 5,6% quello per il  2023.

Il rallentamento stimato del 2023 viene imputato  al clima di incertezza sulla crescita economica che porterà a rimodulare le iniziative immobiliari di medie e grandi dimensioni, che alimentano il mercato delle facciate.

Indubbiamente una spinta significativa alla crescita potrebbe provenire dall’avvio delle opere pubbliche finanziate con il PNRR specialmente per l’ammodernamento e la costruzione degli edifici pubblici che potrebbe portare ad un’accelerazione dei tassi di crescita, ma con la caduta del Governo molte certezze non sono più tali.

Valori record per redditività

Sempre molto interessati gli accenni fatti dal Prof. Carmine Garzia sugli elementi più significativi rilevati dall’analisi sull’andamento dei bilancio dei costruttori di serramenti e di facciate continue evidenzia.

Analisi che vedono , nel 2020, le aziende produttrici di serramenti in alluminio e facciate continue e le aziende del PVC  ottenere valori da record per quanto attiene la redditività delle vendite (ROS) e il ritorno sul capitale investito (ROIC).

In particolare le aziende dell’alluminio hanno ottenuto i valori più alti degli ultimi dieci anni. Nel 2021 la redditività delle vendite subisce un calo significativo sia per le aziende dell’alluminio sia per quelle del PVC, causato principalmente dall’aumento del costo delle materie prime.

 

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